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650esimo b. Colombini

"Carissimo fratello e figliuolo mio per amore del nostro dolcissimo Signore, a lui sia lalde e gloria in tutte le criature. Acciò che tu possa rallegrare in Cristo Jesù per me, il quale tanto so che desideri et ami, sappi che per la grazia di Dio semo a Città di Castello, e qui semo in un bellissimo luogo, e posto che per la mia nigrigenzia e miseria l’anima mia non à quello che desidera, ma rimango ora contento con isperanzia di meglio e di più piacere a Dio".(Lett. LXXVIII)

Così scrive il B. Giovanni Colombini da Città di Castello in cui era andato ad operare, al compagno Giovanni d’Ambrogio povaro per Jesù Cristo.

A Città di Castello Giovanni Colombini trovò molto seguito e la simpatia del Vescovo della città.

"...E vedendo crescere la fervente compagnia, deliberarono di pigliare de'luoghi; e presono il luogo di san Lionardo nella Marca Trebaria, e il luogo delle Celle a Casteldurante, e il luogo di Città di Castello, e il luogo d'Arezzo, e il luogo di Firenze, e il luogo di Pistoia, e il luogo di Lucca, e il luogo di Pisa, e il luogo di santa Maria alla Sambuca (Si tratta de L'Eremo di Santa Maria alla Sambuca in località Sambuca, nel comune di Collesalvetti, all'interno delle Colline livornesi, a circa 175 metri sul livello del mare. Qui risulta che già nel 1375 vi erano i Gesuati.), e il luogo di Bologna: e in ciascheduno mandarono padre e rettore dell'anime. " (PARTE DELLA VITA D'ALCUNI GESUATI COMPOSTA  DA FEO BELCARI)
 L'arrivo del B. Colombini risale al 1365 circa, l'insediamento a qualche anno dopo (1370).  "Dopo qualche anno, i Gesuati ricevettero in donazione dalla famiglia Guelfucci di Città di Castello, alcune terre in località Buonriposo.. Qui esisteva già un “romitorio”, costituito da alcune grotte naturali, rifugio adatto alla preghiera e alla vita contemplativa. Il luogo, chiamato Santa Croce di Nuvole, sembra abbia acquisito la denominazione attuale di Buonriposo, dalle parole dello stesso S. Francesco, che, quando si fermava per riposarsi un pò in quella pace, era solito esclamare: “Oh, che buon riposo”... La convivenza (fra gesuati e francescani) fu assai difficile, perché i Gesuati si sentivano “padroni” avendo ereditato le terre, e i Francescani non volevano allontanarsi dal luogo caro a San Francesco.Per porre termine al dissidio, nel 1401 il Comune di Città di Castello pagò la somma di 50 fiorini ai Gesuati, affinché lasciassero le terre ai Francescani che, nel frattempo, avevano aderito alla regola dell’osservanza (esperienza diffusasi in quasi tutta l’Italia Centrale, che consisteva nel seguire la primitiva rigida regola dettagliata da San Francesco).. (Città del Tevere, Eremo del Buonriposo).

 

                  Madonna in Trono

Dell'insediamento dei gesuati rimane a Città di Castello una  Madonna in Trono, tempera su tavola di scuola signorelliana, raffigurante la Madonna in trono con Bambino, entro una cornice rinascimentale. Ai lati San Giovanni Battista e San Gerolamo (vestito dell'abito rosso cardinalizio e con ai piedi la testa del leone), e in ginocchio, probabilmente, il beato Giovanni Colombini da Siena, fondatore nel 1365 del convento dei Gesuati a Città di Castello. Sulla predella, suddivisa in tre riquadri, sono raffigurati, da sinistra: San Gerolamo che toglie la spina al leone, una Natività e San Gerolamo penitente dinanzi al Crocifisso. La tavola è datata 1492 e firmata da un Giovanni Battista, di Città di Castello. L'opera proviene dal Convento dei Gesuati. E' di proprietà del Seminario vescovile al quale passò la Chiesa di San Gerolamo nel 1653, quando fu soppresso l'ordine dei Gesuati.(Vedi Museo del Duomo di Città di Castello)

 

 

         

 

                                            

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Ultimo aggiornamento: 19-02-17