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                                                                              Domenico da Monticchiello
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650esimo b. Colombini

Nella vita del Beato Giovanni Colombini, scritta da Feo Belcari, nel cap. XII, intitolato: « Della conversione di messer Domenico da Montechiello » si trova, che quando il Beato Giovanni andò a Montecchiello, « alle sue sante parole si convertì messer Domenico da Montechiello, dottore di legge, il quale si dette ferventemente a Dio, e volgarizzò a consolazione di Giovanni e de li compagni el libretto della mistica Teologia, il quale fu composto da un santo homo dell' ordine de' Certosini ». E nel Fabricio ( Biblioteche latina mediae et infimae Lati, Lib. III) si legge, sotto Hugo: « Hugo a Palma Chartusiano scripsit librum de triplici via, purgativa, illuminitiva, unitiva. Incip. Viae Sion lugent ». E ora il nostro trattato comincia: « Qui si comincia la mistigha Teologia del Divino amore. - Le vie di Sion pianghono etc. » E però vedesi esser questo il libro De triplici via, la mistica Teologia, composta, come dice il Belcari, da un Certosino, volgarizzata da messer Domenico da Montecchiello. Fu nondimeno il trattato latino, col titolo anche di Mystica Theologia, pubblicato fra le opere di San Bonaventura, ma col dubbio che non fosse suo veramente ( S. Bon. Argentiae 1495 ): anzi nella ristampa fatta a Roma di esse opere, fu dimostrato, di non potere in nessun modo essergli attribuito (Vol. VIII. Avvert. alla Myst. Theol.) Il qual trattato è propriamente una esposizione della dottrina di San Dionigi l'Areopagita, imperocchè nel proemio si legge: «Questa sapientia dell'amore la quale è chiamata Mistica Teologia, cioè oculta divinitade, fu insegnata da San Paolo Apostolo, et inscripta da Sancto Dionigio suo discepolo, (carta 1 ). E più innanzi, sotto la rubrica « che è a dire Mistica Teologia, delle parti di questo libro » si legge, fra le altre cose: « Isporremo il testo della Mistica Teologia, la quale advegna che sieno poche parole, nondimeno anno infinita sententia, la quale perfettamente intesa sarà manifesta a'veri amadori. Così la malagevolezza et difficultà de' libri di Sancto Dionigi, come l'occulto senso et intelligentia del vecchio et nuovo Testamento ».

Comincia poi: « Le vie di Sion pianghono, perchè non è chi vengha al solenne amore -. Perché così l'ordine chericato, come il populo, gittando la vera sapientia dell' amore divino, si sono dati alle mondane ricchezze, et disutili curiositadi. Solo quello che più mi contrista et ch'è da piangere senza intervallo, collagrime di cuore, si è, che molti religiosi et molti huomini famosi riputati, abbandonando l'amore del suo Creatore, siccome fecie quello Giudaico populo, il quale servì all'idoli; così costoro abbandonando la vera sapientia dell'amore, per la quale solo Iddio perfettamente dentro è coltivato, et dagli amanti solamente adorato, miserabilmente s'empiono di diverse scientie, et di molti silogismi, et arghomenti, quasi come di alquanti idoli. Dalle quali cose sono sì inghiottiti et inebbriati, per conforto diabolico, ella mente loro è sì posseduta da esse, chella vera sapientia inlloro non può avere luogo. - Non creò Idio l’anima perchè ella s’empiesse, contro alla sua nobilità, di moltitudine di quaderni di pelle di pecore; ma creolla acciò chella fosse sedia della sapientia, et in essa il Re pacifico della città di sopra, cioè l'altissimo Idio, sedesse ».

Nell'indice della quarta edizione del Vocabolario, all'abbreviatura di Teologia Mistica, è annotato di non sapere in mano di chi fosse passato il testo, che servì agli spogli, e che fu poi dello Intriso. Il Manuzzi, nella sua edizione del Vocabolario, soggiunse a siffatta nota (297), d'aver consultato due codici di questa opera, che son nella Magliabechiana; e dà poi la notizia del traduttore, secondo in principio abbiamo distesamente riconfermato. Il nostro Codice ora non ha segno alcuno, onde si possa conoscere a chi sia appartenuto, o che abbia servito a spogli per l'Accademia.

DA “I MANOSCRITTI DELLA I. e R. PALATINA” DI FIRENZE”,ordinati ed esposti da Francesco Palermo  VOL. I, 1853.CODICE CHI. 156. La Mistica Teologia Del Divino Amore.


 

 

Questo messer Domenico si dette ferventemente a Dio, e fu de'primi suoi compagni, ebbe grandissimi sentimenti spirituali; fu uomo di molte lagrime, e di grand'orazione; e volgarizzò a consolazione di Giovanni e de'compagni il libretto della mistica Teologia[i], il quale fu composto da un sant' uomo dell' ordine de'Certosini. Ancora da'signori dodici di Siena, che allora reggevano, fu il detto messer Domenico fatto vicario dell'anno a Petriuolo; il qual uGcio esercitò di consentimento di Giovanni; e dipoi quando Giovanni co'suoi fratelli andavano a Montecchiello, il più delle volte tornavano in casa sua. Eziandio un altro di detta terra, nominato Francesco, seguitò l'uomo d'Iddio Giovanni per la via dell'abbietta povertà, il quale quando si convertì a Cristo, andò alla sua donna, e a'figliuoli scalzo e povero come gli altri suoi compagni, e in modo si mortificò e umiliò, che si convertì ancora la moglie.

Da "Vita del B. Gio. Colombini" di Feo Belcari
 

[i] Vedere, fra le Opere ascetiche di San Bonaventura organizzate nel trecento, La teologia mistica di frate domenico da Montecchiello Gesuato, Verona, 1852.

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Ultimo aggiornamento: 19-02-17